Viaggio nella ex Jugoslavia
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Voglio raccontarvi un viaggio che ho fatto da diciottenne nel 1990 nell’ allora Repubblica Jugoslavia assieme ad altri quattro amici.
Faccio una piccola premessa al racconto, il 1990 era l’ anno prima dello scoppio di quella che fu chiamata Guerra dei Balcani
e che segnò la fine della convivenza pacifica tra gli abitanti di quelle terre che avrebbero preso il nome di Slovenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Serbia e Montenegro.Il clima che si respirava nel paese era saturo di insoddisfazione, condito da una situazione economica disastrosa, l’inflazione aveva fatto si che mi ritrovassi in mano una banconota da un miliardo di Dinari (se non erro al cambio erano più o meno centomila lire), il che faceva intuire che da li a poco sarebbe successo qualcosa di grave.
Ciò nonostante la bellezza dei luoghi fece si che la vacanza fosse comunque meravigliosa, condita di imprevisti ma meravigliosa.
Ma veniamo ai fatti, come già detto eravamo cinque amici arrivati in un paese sulla costa vicino a Spalato (Croazia) ed abitavamo in un appartamento affittatoci da una ragazza conosciuta in Italia per motivi di studio.
L’estate era molto calda ed arida tanto che il paese come se non bastasse il resto fu devastato dagli incendi, e questo ci portò a progettare una gita in barca per le isolette della costa.
Ci recammo al porticciolo del paese e contattammo uno dei noleggiatori di barche (chiaramente abusivi) per noleggiare un piccolo cabinato (potevamo permettercelo grazie all’ inflazione……).
Sbrigata la parte burocratica, che consisteva nella consegna di un documento ed una stretta di mano, salimmo a bordo del meraviglioso mezzo marino e con emozione avviammo il motore (del quale ricordo la marca che non citerò per non fare pubblicità ad una casa costruttrice che mi auguro sia fallita….) e cominciammo a solcare il mare.
Il cielo non era completamente terzo a differenza dei giorni precedenti e soffiava un discreto vento, quindi da buoni lupi di mare ci avviammo a largo senza sospettare la tempesta che da li a poco si sarebbe abbattuta su di noi……..
Piano piano il mare cominciò ad agitarsi ed il vento a soffiare sempre più forte il che ci convinse a non proseguire oltre in direzione mare aperto ma avvicinarsi cautamente ad una delle isolette che volevamo visitare, di li a poco la pioggia……….
L’unica cosa che avvicinammo fu una scogliera quando il motore si spense, evidentemente ben impermiabile fece penetrare dell’ acqua nel vano della candela e nonostante i nostri tentativi di rianimarlo ne constatammo il decesso e rassegnati tirammo fuori i remi…………..
Facemmo un patetico tentativo di contrastare il mare, li riponemmo e ci affidammo all’ ultima possibilità per non andare a visitare gli scogli con tutta l’ imbarcazione che era gettare l’ancora.
Il tempo trascorse vedendo tre di noi a gettare acqua fuori dal cabinato utilizzando ciò che trovavano, io sul tetto con un remo in mano al quale avevo legato la mia fruit bianca che sventolavo invocando aiuto ed infine il quinto di noi chiuso in cabina a piangere sopraffatto dalla paura (in fondo eravamo ancora ragazzi).
Alcune barche si fermarono a largo della scogliera dopo averci notato, ma nessuna di loro si poteva avvicinare visto il mare agitato e la vicinanza degli scogli, così ci comunicarono di aver avvertito la capitaneria di porto che dopo due ore capimmo non sarebbe mai arrivata……
La svolta avvenne quando la piccola ancora si spezzò vinta dalla forza del mare che ci spinse furiosamente verso le rocce, con noi che gridavamo sempre più disperatamente.
A quel punto un austriaco (che Dio lo benedica) scese dalla propria barca su un gommone e rischiando anche lui si avvicinò abbastanza da gettarci una fune che legammo prontamente al cabinato, poi ci trainò fino a un diciotto metri ancorato a largo.
Ci accostò alla sua barca con grossa difficoltà a causa delle onde, tanto che gli urti tra le due imbarcazioni causarono diversi danni (oblò rotti e ammaccature sulla fiancate).
Salimmo a bordo e lasciammo al suo destino il mezzo che avevamo preso a noleggio, vedendolo inesorabilmente dirigesi al suo destino sino a quando con un fragoroso rumore si schiantò sulle rocce.
Fummo riaccompagnati a terra nel primo porto accessibile che distava due ore di corriera da dove eravamo partiti, ringraziammo il nostro salvatore e ripagammo i danni causati alla barca con ciò che avevamo in tasca che era poco più di centomila lire.
Tornati al punto di partenza non rimaneva che andare dal noleggiatore a raccontare l’accaduto e a farsi restituire i documenti.
Ovviamente il dialogo fu abbastanza concitato (e come dargli torto ……… anche se la causa principale era stato il suo motore andato in panne a causa dell’ acqua ) fino a quando non senti nominare la Capitaneria di porto e con visibile paura si lasciò andare in uno stentato italiano le parole “ Addio Barca !?”.
Lo salutammo sinceramente dispiaciuti ma impossibilitati a fare altro, sperando almeno che fosse assicurato…………..



