Fuga dalla guerra 2

Fuga dalla guerra 2

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In Fuga dalla guerra vi avevo raccontato di come assieme ad un amico eravamo riusciti a fuggire da un campo nazzista in un vecchio monastero dove eravamo rinchiusi assieme ad una buona fetta di popolazione maschile del mio paese.

Gli anziani  ed i ragazzi come me (allora avevo più o meno 17 anni) eravamo nel cortile liberi di muoversi all' interno delle mura senza destare troppa preoccupazione da parte dei soldati, mentre gli uomini ritenuti probabilmente più importanti erano rinchiusi al piano superiore del fabbricato centrale.

Ricordo ancora che chiedevano il cibo calando dalla grata della finestra un cestino di vimini tramite una corda e  chi poteva fare a meno di qualcosa lo devolveva a loro.

 

Ma ripartiamo da dove ero arrivato............

Dopo essere riusciti a scappare dal recinto ed aver corso senza prendere fiato per tre o quattro chilometri arrivammo in prossimità del fiume che delimitava il paese.

Ci fermammo sulla riva con il cuore che batteva all' impazzata edopo esserci tolti le scarpe logore immergemmo i piedi indolenziti nell' acqua fredda.

Un sospiro di sollievo ci aiutò a liberare la testa da mille pensieri e da mille paure, ci guardammo negli occhi e scoppiammo in una fragorosa risata, tanto fragorosa da destare l' attenzione di una pattuglia sull' altra sponda del fiume e soprattutto tanto fragorosa da irritarli non poco.

La prima domanda che ci ponemmo dopo aver saltato una decina di battiti cardiaci  fu se i soldati erano al corrente del luogo da cui arrivavamo, domanda che ancora oggi non ha trovato risposta.

Ci intimarono in uno stentato italiano ma con gesti molto eloquenti di attraversare il fiume e raggiungerli sull' altra sponda.Noi rimanemmo bloccati dal terrore cosa che loro interpretarono in altra maniera, e dopo pochi secondi che a me sembrarono lunghissimi mi alzai feci per attraversare quando il mio compagno con un gesto fin troppo evidente mi trattenne per un braccio e mi disse di aspettare e di valutare bene la direzzione da prendere.

Ci guardammo ancora un momento valutando bene cosa fare e valutando la distanza tra noi e quei fuculi spianati.

Rassegnati  ci dirigemmo molto lentamente dall' altro lato del fiume........

Arrivati a destinazione i soldati ci vennero incontro correndo e dopo averci raggiunto cominciarono con furia a picchiare con calci e pugli il mio amico.

Sorprendentemente a me non torsero neanche un capello, finirono di picchiarlo ben bene e ci dissero di andarcene.

Ancora oggi mi chiedo il perchè di quel trattamento, forse avevano visto che aveva cercato di fermarmi o forse avevano valutato che la mia struttura fisica non gli avrebbe consentito di divertirsi, sta di fatto che io me la cavai a buon mercato e che il mio amico ne uscì con un braccio rotto e una marea di contusioni.......

 

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