| Il mio primo giretto in macchina |
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| Varie |
| Scritto da Massimo |
| Martedì 29 Giugno 2010 18:16 |
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Su di un forum uno studente universitario descrive l'avventura di una sfrisata sul fianco, fatta all'auto di suo padre L'ho sempre saputo che andare all'università porta a vivere mediocremente. Io, che sono davvero ignorante, ogni volta che sento le esperienze degli altri mi accorgo che le mie analoghe sono come cattedrali gotiche che si confrontano con le cappellette di campagna. Primo giorno di patente, prima cinquecento fiat, anche lei prestatami da mio padre che, paranoico per natura per via della povertà che lo teneva per il collo, normalmente non si sarebbe dovuto fidare a darmela, anche se si raccomandò di fare un giretto attorno alla chiesa e di riportagliela indietro subito. Io apro il tettuccio dell'auto per poter ringraziare il Padreterno della grazia concessami di aver offuscato il giudizio di mio padre e mi infilo felice in una via dietro casa, che non ricordavo finisse con un senso unico. Arrivo dove la via si stringe, di fianco alla chiesa, e mi fermo. Cacchio, un budello a un senso, vigliaccamente contrario al mio che, costeggiata la chiesa, sbucava davanti a casa mia, dove aspettava, già in ansia, il mio vecchio. È un attimo perché la gioventù si sa, si oppone alla riflessione e mi dice: "Eddai, saranno si e no trenta metri di budello, sbrigati, chi vuoi che ti veda, non facciamo attendere il genitore che è stato così altruista, tanto lui sa che non hai il tempo di caricare una ragazza, e si starà preoccupando..." Il resto si è svolto in un attimo: io accelero, entro deciso nel viottolo e, dopo la mezza e dolce curvetta, apro in due la fiancata di un taxi nuovo che arrivava. Le macchine sono una sfondata nell'altra e il taxista, improvvisamente impazzito, è preso da isteria. Terrorizzato do sottosterzo per uscire dall'incubo e lascio tutta la mia fiancata destra sullo spigolo della chiesa che obbligava la stradetta alla curva. Mio padre, cinquanta metri più in là, completamente ignaro di tutto, era comunque già invecchiato di dieci anni prima ancora di sapere che avrebbe dovuto lavorarne altri dieci, per comprarsi un'altra magnifica cinquecento.
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