Fuga dalla guerra
| Varie |
Volevo raccontarvi una storia avvenuta nell' ormai lontano 1944 durante la seconda guerra mondiale.
All' epoca dei fatti avevo circa diciassette anni e vivevo quell’ esperienza si con paura ed incertezza, ma anche con l’ incoscienza e la sfrontatezza tipiche dell’età.
Abitavo in uno dei tanti borghi medioevali della provincia di Arezzo, vittime di eccidi e stragi efferate da parte dell’ occupazione nazista (vedi Vallucciole o Val del Bidente).
Come molte altre persone fui preso dai soldati tedeschi che occupavano la zona e condotto in un ex-monastero nelle colline vicine, adibito a campo di smistamento in attesa della deportazione.
Li ritrovai a condividere la medesima sorte molti amici, con i quali trascorsi giorni e notti piene di angoscia ed incertezza.
Il cortile in cui eravamo accampati a malapena riusciva a contenerci tutti e questo unito alla fame e alla mancanza di notizie sulla nostra sorte rendeva l’atmosfera elettrica.
Bastava uno sguardo o una parola mal detta a scaldare gli animi e conseguentemente a provocare la reazione dei soldati.
Durante il giorno mi aggiravo assieme ad un altro ragazzo che conoscevo sin dall’infanzia e che consideravo e considero tuttora come un fratello lungo le mura del cortile, in cerca di una possibile via di fuga, controllando pietra per pietra il muro di cinta del cortile.
Approfittando di un momento di caos generatosi grazie ad un uomo in preda ad una crisi di nervi che destò l’attenzione delle guardie tedesche ci arrampicammo sul muro nel lato opposto all’ingresso grazie alle insenature tra le pietre corrose dal tempo, ma arrivati sulla sommità del muro alto circa due metri e mezzo, avemmo una brutta sorpresa.
Dall’ altra parte del muro vedemmo schierati numerosi soldati armati, di fianco a mitragliatrici e cannoni della contraerea pronti a sparare.
Uno di loro notò la nostra presenza e comincio ad urlare ………
Presi dal panico saltammo giù dal muro di nuovo nel cortile ma ormai il danno era stato fatto, le guardie all’interno si erano accorte del nostro tentativo e correvano verso di noi con fare minaccioso…..
La paura fu tanta che cominciammo a correre senza avere una direzione precisa tra le persone affollate nel cortile che coraggiosamente cercavano di ostacolare i soldati che ci inseguivano, fino a quando avvenne una cosa incredibile, il mio compagno di sventura prese di mira una piccola porta in legno sul lato ovest della recinzione muraria che gettandovisi con tutta la forza e la notevole mole che lo contraddistingueva (al contrario di me) riuscì a scardinare e ad aprire.
Io che lo seguivo a poca distanza mi lanciai nell’ apertura del muro, lo aiutai a rialzarsi e cominciammo a correre a perdifiato tra i campi adiacenti al monastero seguiti dalle urla minacciose dei soldati.
Dopo sapemmo che da quella via di fuga scapparono molte altre persone ………
Continuammo a correre senza parlare per un tempo che a me parve infinito, alimentati dall’adrenalina e dall’orgoglio di aver compiuto l’impresa di fuggire da un campo nazista.




Commenti
RSS feed dei commenti di questo post.