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Scritto da coccinella84
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Martedì 20 Dicembre 2011 18:16 |
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Quando avevo circa 16 anni decisi di entrare nella squadra di calcio femminile della mia scuola. C'era una sorta di torneo tra scuole ma in molti non si presentarono e vincemmo quasi tutte le partite a tavolino, ma una squadra venne e quella ci fece eliminare. In quella partita da dimenticare ci fu però un momento speciale e fu proprio una mia parata.
Tengo a specificare che ero finita a fare il portiere per caso e che non avevo nessuna predisposizione a questo ruolo: il mio punto debole erano i tiri alti, per quanto mi sforzassi,infatti, al contatto con la palla, le mie dita si piegavano all'indietro e la sfera passava,la sfioravo ma non riuscivo a bloccarla, avrei dovuto usare il pugno, ma proprio non mi veniva naturale farlo, così, agendo d'istinto, spesso prendevo goal sui tiri semi-alti e alti;per compensare questo limite avevo messo a punto(con gli allenatori) una strategia da combattimento adatta al mio stile di gioco intraprendente: appena l'attaccante entrava in aria io gli andavo addosso e tuffandomi gli toglievo la palla dai piedi con le mani, in questo modo riuscivo quasi sempre ad impedirgli di tirare. Sapevo bene infatti che se quella ragazza avrebbe tirato la percentuale di possibilità di segnare era alta e che se avesse avuto lo spazio per calciare avrei potuto fare ben poco perché appunto come portiere non ero granché. La volta che voglio raccontare però accadde che il mio tuffo non andò a buon fine e che lei riuscì a tirare. Sfiorai la palla con le mani ma quella passò oltre correndo verso la rete. Non mi arresi,distesa a terra per il tuffo fallito ruotai la schiena verso la porta e allungai al massimo le braccia e il mio corpo,spinsi tutto il busto verso la palla, con una prontezza di riflessi che scoprivo solo allora per la prima volta, schiacciai la palla a terra con forza riuscendo a tenerla fuori dalla porta per un soffio,vicinissima alla linea di porta.Non so come ci riuscii perché si svolse tutto così velocemente che il mio corpo agì quasi da solo, senza consultare il cervello, per puro istinto, scattò veloce verso la palla e basta, all'improvviso il mio impegno e la mia voglia di vincere, in genere latenti, si erano concretizzati in quello scatto un pò imbranato, ma efficace, che avevo fatto. Quella parata mi ha insegnato che a volte, con impegno e voglia di farcela, è possibile che i goffi abbiano la meglio sugli abili, per questo è giusto non scoraggiarsi mai , ho anche imparato che a volte, per quanto possa sembrare strano e imprevedibile, anche nella vita vera a volte le cose vanno così.Quella volta sono riuscita a fermare un'avversaria più capace di me, non con la bravura o il talento, ma con la mia determinazione a non farmi superare e con l'impegno che metto sempre in ogni cosa.Anche se abbiamo perso, un pò anche per colpa mia(4-2),è stato un momento intenso, perché a volte le cose mostrano risvolti inattesi e le persone più mediocri possono sorprendere.Pensare a quella parata mi ricorda questo.
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