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Cappuccetto rosso era il soprannome dato dai lupi a una bimbetta odiosa che non aveva paura di nulla, nemmeno della propria odiosità. I branchi selvaggi la temevano più della fame, che li perseguitava meno di quella peste venefica, sempre in giro per il bosco, anche d'inverno, a raccogliere le bacche che erano ormai la sola fonte di sopravvivenza per più di una specie in via d'estinzione, a causa dell'accaparramento di risorse naturali che gli umani avevano perseguito, dall'invenzione del fucile in poi.
Cappuccetto rosso privava dunque i lupi del necessario approvvigionamento e, insieme a loro, il suo raccogliere forsennato anche di nocciole e noci favoriva l'estinzione di tutti i roditori, e gli uccelli e gli insetti del bosco, rompendo il ciclo naturale al quale si affidava la sopravvivenza dell'insieme.
Se a un lupo capitava d'incontrarla col suo maledetto cestino era un dramma assicurato, perché la piccola malsana individua cominciava a raccontarla su, asserendo che la natura è ingiusta, che sopravvive sull'indecenza del meccanismo di divoramento reciproco degli esseri che ci vivono in mezzo e così via. Cappuccetto rosso era un'invasata di giustizia cosmica, e i suoi argomenti avevano convinto più di un lupo che l'estinzione della specie alla quale apparteneva era non soltanto giusta, ma anche sacrosanta. Alcuni, i più deboli, avevano persino tentato di togliersi la già magra vita che avevano, ma la piccola famelica peste partiva con le sue chiacchiere e li convinceva a rimandare la cosa, magari regalando loro una o due fragoline, riuscendo così a prolungare la loro indicibile sofferenza del vivere. Un bel giorno, non più soddisfatti del soprannome che avevano affibbiato alla bambina, e che indicava il cappuccio col quale i condannati a morte vengono pietosamente messi nell'impossibilità di guardare negli occhi la pena che li dissanguerà, decisero di ricorrere a un killer prezzolato, un cacciatore della zona conosciuto per la sua correttezza nel rispettare rigorosamente le regole naturali dell'uccisione reciproca. Dunque il branco, sostenuto anche economicamente da tutti gli esseri che popolavano, ormai scarsamente, il bosco, si mise in aspettativa, nella speranza di poter riprendere il solito tran tran degli ammazzamenti, vicendevoli e indiscriminati. Uno dei lupi, però, si ricordò che la pestifera delinquente aveva una nonna, allettata e gravemente ammalata. I lupi sono sì famelici e sanguinari, ma non crudeli come gli umani e quindi decisero, all'unanimità, di sostenere la vecchietta, incolpevole dei misfatti della nipotina, portandole a casa, quotidianamente, del cibo. Un lupo corse alla sua casa, trattenendo un pezzo di carne sanguinolenta tra i denti, con l'intenzione di lasciarlo sul davanzale della finestra, bene in vista. Arrivato alla casa incrociò il cacciatore che credette di essere stato derubato della sua preda da quel lupo, che ne aveva ancora un pezzo in bocca, e gli sparò in piena pancia vuota. Cappuccetto rosso, sentito il casino, uscì di casa e prese a dire, al cacciatore, che non era questo il modo di fare, che il mondo poteva essere migliore di quello che uomini cattivi com'era lui avevano ridotto, e che anche la caccia ai tonni, ai delfini e alle balene era un crimine e così via fino a che l'uomo, convinto, si sparò in un piede per la vergogna. Ora in quel bosco magico non ci vive più nessuno, a parte cappuccetto rosso. Anche la nonna è morta di fame, come tutti gli altri animali della foresta, vermi compresi, ma la sua storia, anche se con qualche storpiatura dovuta al tempo che passa, è ancora viva e riempie le speranze di tanti bambini che desiderano un pianeta perfetto. Cappuccetto rosso sa bene che la perfezione non è di questo mondo, ma appartiene all'altro, quello dove vivono in armonia la nonna e pure i lupi, che quando vedono il colore rosso dei tramonti terrestri, giù in basso, impallidiscono e si ammutoliscono dall'angoscia. http://img411.imageshack.us/img411/4359/cappuccettorosso.jpg
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