Il ponte del Saltone

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Il ponte del Saltone PDF Stampa E-mail
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Solo Storie Inventate
Scritto da Massimo Vaj   
Sabato 07 Agosto 2010 11:04

Erano ormai ricordi lontani i pensieri di pace che avevano governato la sua vita fino a quel momento. Lui, che accarezzava le farfalle e conversava coi grilli, solleticandogli le zampine con un filo d'erba, mentre puliva l'ingresso dei loro buchi nel terreno in pendenza, e che per questa posizione non s'allagavano come, invece, aveva fatto il suo cuore disfatto dall'odio. Per quest'odiare, ogni volta che impugnava il piccone, il suo desiderio d'ammazzare si risvegliava di nuovo, lasciando umido di rabbia l'anfratto cieco della sua anima, dove raramente dormiva.

Non ne poteva più di coltivare una calma scambiata per debolezza e aveva deciso, nell'intimità del suo furore, di farla finita. D'altrónde la morte sempre gli aveva camminato di fianco, silenziosa come un amico che non aveva più niente da dirgli, perché già conosceva il finale e non voleva rovinargli lo spettacolo.
Su quella montagna, perennemente incazzata, lui c'era quasi nato, ed era abituato al fastidio di vivere tra genti che avrebbero voluto esser sole al mondo, e che lo erano quasi. Lui era gentile con tutti, e si sarebbe accontentato anche dell'indifferenza ma, pian piano, il malumore che le persone nutrivano per lui si era mutato in livore e il livore in odio. Una notte nella quale il suo cuore gli doleva nel petto si alzò, e si diresse deciso al ponte del Saltone. Nemmeno i chilometri che l'avevano diviso da quella vertigine riuscirono a soffocargli la rabbia. Appoggiato a quella ringhiera gelida guardò i fiori di plastica smunta, impiccati sul vuoto, che dovevano ricordare a tutti il pianto della gente che aveva voltato la schiena al mondo. Decise di sporgersi a insultare il buio che lo stava respingendo, e percepì vortici d'acqua che, litigando in quella ferita della terra, avevano le voci dei disperati di cui era gonfio il torrente, frettoloso e lontano, e urlavano vendette rifiutate, gemendo di desideri trasformati in rimpianti, e sussurravano nella mente di chi voleva seguirne il destino:—Non farlo!—
Una strana calma si diffuse come febbre nei suoi pensieri e il passo gli si fece prudente, nel discendere quel cieco dirupo fino all'acqua, che bevve, sentendola calda come sangue e giurò, a quelle anime ferme nel vortice dei rancori, che avrebbe fatto giustizia anche per loro. Ma quale giustizia è preferibile all'azione, paziente, della Verità?
Sempre, quando si guarda la vita dall'alto, non si vede altro che un compito da portare a termine, ma quale intelligenza potrebbe credere che l'odio possa riparare l'odio senza aumentarne la forza?

 

 

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