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Edward staccò le dita stanche dalla tastiera della macchina da scrivere, spense la luce sullo scrittoio e andò verso il letto accendendo l'abat jour, il suo romanzo, il suo primo romanzo era quasi finito, e un involontario sorriso di autocompiacimento era come stampato sul volto di Edward. Ormai l'ora era tarda per continuare, ma entro il giorno seguente il romanzo sarebbe stato pronto. Si coricò e la stanchezza ebbe presto la meglio, nella notte sognò il suo romanzo, le scintillanti navi spaziali che orbitavano intorno al lontano pianeta Arkin,
che erano appartenute alla forza di polizia di stanza all'ospedale. Aurora prese la strada per la casa di Edward, e lui la fermò per dirle che Georgie aveva rivelato tutto alla polizia prima di morire. -Lo so, ero in ascolto quando lo diceva, ma voglio mostrarti uno spettacolo.- rispose lei sorridendo. Abbandonarono le moto e grazie ai proiettori olografici personali si camuffarono da anonima coppietta che passeggiava nella notte. Lei indicò a Edward l'appartamento, che un attimo dopo esplose compromettendo la stabilità del palazzo in cui era contenuto, e quella dei palazzi circostanti. Non avrebbero scoperto molto altro su di lui. Mentre erano seduti su una panchina nel parco Edward le disse. -Credo che tu debba darmi qualche spiegazione, come sono morti Georgie e gli altri?- -La tua pistola si accorse che le loro stavano puntando verso di lei, i loro raggi puntatori erano come biglietti da visita, e quando Georgie sparò, la tua pistola disse alle loro di esplodere. Semplice no? Sapevo che prima o dopo si sarebbero ribellati contro di te, sentivano di non essere più i tuoi pupilli, è stata una fortuna per noi che io riuscissi a darvi le pistole giusto in tempo. E ci tenevo a dirti che le tue convinzioni sono errate.- -Quali convinzioni?- chiese Edward. -Tu pensi di fare parte di una nuova specie, di una evoluzione dell'homo sapiens sapiens, ed è vero, ma non sei più intelligente dei tuoi antenati, non è costituita da ciò la tua diversità da loro. Tu sei semplicemente dotato di una inesauribile volontà di pensare anche quando non è neanche minimamente necessario ai fini della sopravvivenza, Il pensiero per te è come l'aria, sei animato da una curiosità inesauribile. E' per questo che ogni giorno massacri esseri appartenenti ad una razza più vecchia e stantia della tua, per te sono cavie, come per loro furono i topi nei labirinti, stai studiando le loro reazioni, e le reazioni dei robot. Persino le mie, ma se per tutta la vita hai avuto a che fare con esseri più stupidi di te, le carte sono cambiate quando hai conosciuto me.- Si crearono delle nuove identità, e andarono a vivere come il signor e la signora Wilhem. Aurora adorava studiare gli umani, e frequentava posti affollati come discoteche, parchi e cinema. Edward la osservava mentre gente sconosciuta le chiedeva di ballare o le faceva un complimento, lei sorrideva e accettava, sempre. Edward non era affatto geloso di ciò, aveva da lungo tempo capito che le regole le dettava lei, e comunque i sapiens sapiens erano molto meno interessanti come giocattoli rispetto a Edward. Lui era l'unica possibile controparte per lei nell'universo conosciuto, ma neanche per molto tempo ancora. Edward si rese conto di come la mente di lei si evolvesse rapidamente, lo aveva già superato quando aveva modificato il proprio cristallo prendendo spunto dal cristallo bianco di Edward. Ormai non poteva neanche immaginare quali visioni aleggiassero nella mente di lei, avrebbe dato tutto per poter saperlo, perfino la vita. -Perché hai lasciato la casa dei tuoi genitori?- chiese Aurora a Edward. -Opprimevano la mia fantasia, erano persino peggio di quelli che hanno assalito tutte le biblioteche e librerie del mondo per distruggere ogni testo scritto. Non voglio ancora credere di essere figlio loro.- -Hai mai pensato di far loro una visita?- -No, e l'idea mi suscita ribrezzo... Ma credo di avere un'idea migliore.- rispose perplesso. -Buongiorno professoressa.- disse Edward, mascherato dal proiettore olografico al citofono. La porta si aprì, la professoressa stava dentro, lo aspettava in piedi, le braccia conserte. -Credevo fossi morto.- disse la professoressa. Edward spense i proiettori olografici della sua tuta, e la professoressa ebbe confermati i suoi sospetti, solo Edward la chiamava professoressa. -Dicono tante cose in televisione, per calmare la gente direbbero che non sono neanche mai nato... Quasi dimenticavo, professoressa, lei è Aurora. Aurora, ti presento la professoressa.- Aurora strinse la mano alla professoressa. Poi Edward continuò -Trovo strano che tu mi abbia aperto, avrei potuto ucciderti.- La professoressa lo guardò, poi disse -Nella tasca hai una pistola in grado di tagliare a fette il palazzo, quella porta non mi sarebbe stata di grande aiuto, ma dimmi, come hai fatto a trovare una compagna così attraente?- -Non mi ha trovata, e dubito che conoscendo la sua vera identità qualche essere umano gli starebbe nel raggio di cinquanta chilometri. Vede quando gli attentati di Edward e dei suoi amichetti si fecero, a parere della polizia e della popolazione, insostenibili, la polizia decise di giocare un'ultima carta, i nuovi cervelli robotici inventati da Edward, e il mio cervello era montato sul corpo di un robot poliziotto.- -Così sei un robot, quindi lui e i suoi drughi, come li chiamerebbe Anthony Burgess, ti hanno rapita per poterti riprogrammare.- disse la professoressa prima di prendere una sigaretta da un portasigarette sul tavolo. -Forse era questo il suo piano, ma si ritrovarono invece sotto il tiro della mia pistola, e riuscimmo a raggiungere un accordo. Non mi ha riprogrammata perché non esisteva il bisogno di fare ciò. Il mio cervello era insolitamente in grado di evolversi, mi diede l'idea del cristallo bianco per perfezionare il mio cervello, e completare la mia indipendenza mentale dai programmi.- -E perchè hai un corpo da umana?- chiese la professoressa. -Perché degli umani l'unica cosa che mi piacesse veramente è il corpo, una struttura parzialmente casuale, unica, come d'altronde sono io.- -Quindi ho l'onore di incontrare l'unico esemplare di una specie di robot liberi dagli ordini degli umani. Vedo che hai realizzato il tuo sogno Edward.- -In realtà anche Edward costituisce una specie a se, è l'evoluzione intellettuale del genere umano, i suoi istinti rispetto ai vostri sono mutati. Mentre voi siete dotati di un istinto di conservazione che non ha bisogno di ragion d'essere, Edward ne è sprovvisto, ed al suo posto si trova una inesauribile sete di sapere, insomma lui si aggrappa alla vita per poter continuare la sua vana ricerca dell'assoluta verità universale. Per questo lui è riuscito ad adattarsi ad un mondo privo di stimoli. Ma mi dica, ho sempre voluto leggere il romanzo di Edward, ma tutte le copie sono state distrutte; so che lei l'ha letto, così volevo chiederle se fosse in grado di parlarmene.- La professoressa si avvicinò ad un cassetto e ne estrasse un orologio d'oro. -Non tutte le copie sono andate perdute, il vetro di quest'orologio è un cristallo memoria, seguitemi, nell'altra stanza ho un lettore di memorie a cristalli illegale. Non avete idea di cosa abbia fatto per procurarmelo, ma è l'unico modo ormai per leggere.- Quando Aurora finì di leggerlo, una mezzora dopo disse -E' ridicolo, ma è qualcosa.- Qualche mese dopo Aurora divenne stanca di giocherellare con gli umani, e invitò Edward ad uscire per fare un po di ultraviolenza come ai bei vecchi tempi. Al contrario di Edward Aurora non aveva timore di usare le pistole contro gli umani, e i suoi metodi di tortura erano incredibilmente originali. Entrava nei locali presentando lo spettacolo con eleganza, sorrideva alle sue vittime. Edward cominciò a portare oltre alla pistola laser una vecchia Tokarev a polvere da sparo, che secondo lui rendeva più elegante l'uccisione degli umani. Una sera alla discoteca Crown shaking, Aurora inventò qualcosa di totalmente nuovo, come sempre; e come sempre, Edward ne rimase affascinato. Dieci persone pendevano dal balcone, ognuna aggrappata alle caviglie di quella soprastante. -Il gioco è molto semplice, tra due minuti permetterò ai concorrenti rimasti aggrappati al balcone di issarsi e andarsene a casa. Ci terrei a ricordarvi che il peso superfluo potrebbe farvi cadere tutti in strada.- Ognuno dei dieci cominciò a dimenare le caviglie per far cadere tutti quelli di sotto. Tra le grida e le imprecazioni, dopo due minuti solo due persone vennero tirate su. -Aurora!- disse Edward mentre guardavano la Luna e le astronavi in orbita dal tetto di un palazzo. -Si Edward?- -Credo di amarti. Ma mi sento come un bambino a dirtelo.- -Edward! Quale magnifico robot saresti stato se avessi avuto un cervello come il mio. So già che mi ami, mi ami da quando ti ho puntato la pistola addosso su quella scala, in mezzo alle carcasse dei robot poliziotti. Non so perché tu abbia deciso di dirmelo ora, ed apprezzo che tu lo abbia fatto, ma non posso ricambiare. Io amo l'universo in una maniera che non puoi immaginare, e tu sei solo una piccola parte di esso, se potessi amarti, sarebbe come per un comune mortale amare un singolo capello di una persona. Spero che tu capisca.- -Non capisco. Ma lo accetto, ed è comunque per me idilliaco dividere con te i miei giorni.- -O Edward, è certo però un magro destino di non poter neanche sperare di comprendere la tua più strabiliante creazione.- disse Aurora prima di baciarlo. Il giorno dopo era una data molto importante per il mondo intero, perché su richiesta della popolazione, entrava in vigore la legge marziale per i terroristi. Edward e Aurora si presentarono ad uno dei comizi in favore dell'introduzione. Si trovava al centounesimo piano di un palazzo. -Salve miei cari, vedo che volete ricorrere alle maniere forti pur di sbarazzarvi di me.- Nessuno osò fiatare, erano tutti terrorizzati con somma soddisfazione di Edward. Con sorpresa vide che colui che arringava la folla era lo stesso che aveva visto al parco anni prima intento ad arringare la folla contro il suo romanzo. -Come te la passi?- gli chiese -Quanti anni hai passato in prigione mentre io mi divertivo insieme al mio pubblico?- -Bastardo! Uccidimi se vuoi.- rispose l'altro. -Io non voglio ucciderti, voglio che qualcuno dei tuoi gentili ospiti mi risparmi la fatica.- Puntò la pistola laser sulla prima fila di sedie, e intimò loro di andarlo a prendere. Non se lo lasciarono ripetere per una seconda volta, in meno di venti secondi tenevano l'uomo fermo davanti Edward. -Visto mio caro? Il terrore mobilita l'uomo, questi uomini sono terrorizzati, e questo li induce ad agire. Come il terrore della fame e della fatica aveva indotto i loro antenati a creare macchine sempre più sofisticate e sempre più in grado di svolgere il loro lavoro, fino ad arrivare ai robot, capaci di sostituirsi in tutti i mestieri degli umani, e capaci di mantenere sia la civiltà umana che quella robotica con la forza del proprio lavoro. Ora non avete uno scopo, rimanete inerti sperando che la morte porti via la noia. Io auspico alla vostra razza di liberarsi dai robot e di ricrearsi quindi uno scopo, riprendetevi questo pianeta, e ritornate ai giorni di gloria della vostra razza almeno una volta prima della fine...- Edward avrebbe continuato il discorso, ma con grande sorpresa di tutti dalle pareti e dal tetto del posto uscirono decine di robot poliziotti. Aurora cominciò a sparare contro di loro una pioggia di laser, mentre Edward lasciò cadere la propria pistola laser a terra. Ma erano troppi persino per Aurora, Edward le implorava di arrendersi, erano troppi. Finalmente un robot riuscì a prenderla alle spalle e la scaraventò giù da una finestra, benché il robot credesse che lei fosse umana, la nuova legge marziale gli permise di fare qualcosa che avrebbe potuto ucciderla. Edward sapeva che non sarebbe stata la fine di Aurora, ma la sua era imminente. Era circondato da poliziotti robot, e dietro di loro sentiva i festeggiamenti e gli insulti della gente. Fece la sua scelta, estrasse la Tokarev dalla fondina e la puntò contro la propria tempia. Trovava che fosse un vero peccato quello di distruggere un cervello come il suo, ma Aurora possedeva parecchi esempi del suo DNA, la sua specie non sarebbe finita con quel proiettile. Non poteva vivere in catene, se anche lo avessero messo in prigione a vita, sarebbe stato come programmarlo, preferiva di gran lunga la morte, e così si sparò. Le gambe di Aurora resistettero perfettamente all'impatto col marciapiede, corse via e cambiò aspetto appena voltato l'angolo. Ora il fardello del futuro ricadeva interamente sulle sue spalle, per realizzare il progetto suo e di Edward ci sarebbe voluto molto tempo, ma essendo immortale difficilmente le sarebbe mancato. La Terra agli uomini, e la Galassia ai robot. Per prima cosa decise che avrebbe creato altri robot umanoidi con cervelli iperspaziali, poi col loro aiuto avrebbe trasmesso con qualche trucco i geni mutati di Edward, la nuova razza di umani non era estinta, aveva solo preso una temporanea vacanza. Infine al momento giusto i robot avrebbero lasciato la Terra. Le porte del futuro si erano appena aperte, e Aurora vi entrò come una sacerdotessa onnisciente.
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