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Eros
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Scritto da alfredo
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Sabato 17 Settembre 2011 16:49 |
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Avevo iniziato la giornata in ufficio con una stanchezza inconsueta, forse dovuta a tante questioni in sospeso sulla mia scrivania che creavano tensione. oltre alla stanchezza nella mia mente si era fatto spazio un tarlo, una visione sessuale di mia moglie la quale indossava abiti che nella mia fantasia la rendevano molto sexi e attraente.
me la immaginavo mentre indossava una gonnellina corta ma non mini, poco oltre il ginocchio, senza calze e con una maglietta quasi trasparente, senza reggiseno con i suoi seni non molto grandi ma sodi ed i capezzoli che premevano sulla delicata stoffa in nylon della maglietta. scarpe basse e capelli lisci raccolti in due code con il tocco di sensualità di un foulard di seta che avvolgeva il collo . sotto la gonna un tanga nero quasi trasparente, che lasci intravvedere la leggera striscia dell'apertura inguinale femminile. seduto sulla scrivania, sognavo ad occhi aperti e con il pisello ormai in tiro quasi che mia moglie fosse in piedi davanti a me e non in casa distesa sul divano come nella mia fantasia. ancora immerso nei miei pensieri fui ridestato dal collega il quale mi avvisava che la nuova responsabile del nostro settore acquisti mi attendeva nel suo ufficio per le presentazioni di rito. ancora non avevo avuto la possibilità di fare la sua conoscenza ma nei corridoi si parlava che fosse una bella donna sempre molto elegante nel suo abbigliamento e dallo sguardo accativante che lascia sempre in dubbio se vuol proporti qualcosa di peccaminoso o ti stà studiando per capire che tipo di persona sei. bussai alla porta ed una voce femminile mi invitò ad entrare. la sorpresa fu palese! la donna davanti a me appoggiata, quasi seduta, sul bordo della scrivania aveva tutte le caratteristiche della donna dei miei sogni. aveva l'eleganza nel vestire, la bellezza del viso e del corpo, malizia nello sguardo e soprattutto quel guardare dritto negli occhi di chi vuole qualcosa e se lo prende a qualsiasi costo. le sue prime parole furono di commento al mio sguardo sbigottito. ero un ebete che guardava incantato davanti a se quella donna bellissima la quale non capiva tanto stupore. il suo profumo inebriava l'ambiente di quella stanza e sconvolgeva i miei sensi. mi ridestai dal torpore e salutai gentilmente scusandomi per quell'insistente sguardo nei suoi confronti giustificandomi con una scusa molto banale! l'incredibile somiglianza con una mia amica. lei abbozzò un sorriso e si presentò. la mia mente non faceva che ripensare al sogno e l'incredibile coincidenza con la persona che avevo davanti ai miei occhi! stesso abbigliamento e personalità che rispecchiava in tutto quello di mia moglie. continuavo ad immaginarla distesa sul divano in attesa che io mi facessi avanti. tutto mi portava a credere che la situazione che si stava verificando non era casuale ma il destino aveva mosso i fili affinchè in quell'ufficio si realizzasse quello che nella mia mente stava diventando realtà. accennai un sorriso e mi avvicinai a lei. la gonna era corta e leggera proprio come volevo io. copriva solo in parte quelle splendide cosce vellutate, mentre la camicetta in seta svolazzante lasciava molto spazio all'immaginazione. colto da un impulso irrefrenabile mi avvicinai a lei e accarezzai il suo ginocchio infilando la mano sotto la gonna! sensazione incredibile, goduria allo stato puro ma la sua risposta non era quella che mi immaginavo! invece di una carezza ricevetti una sberla sul viso ed un invito ad uscire immediatamente dall'ufficio. avevo commesso un errore madornale. mi ero lasciato suggestionare da un sogno credendo che il tutto si potesse riproporre nella realtà ma non era stato così. mi sorpresi di me stesso per tanta audacia sfoggiata in quell'occasione e vergognandomi come un verme per quello che era successo. non sapevo come scusarmi, l'imbarazzo era palese ed i colleghi, pur non sapendo cosa era effettivamente accaduto all'interno dell'ufficio, notarono il mio stato confusionale. ormai non aspettavo altro che terminasse quella giornata nefasta per andare a casa e cercare di fare ordine nella mia testa quando fui chiamato nuovamente nell'ufficio della dirigente. mi aspettavo una dura reprimenda da parte della donna che avevo così maldestramente insultato con quel gesto da cafone ma lei mi tranquillizzò accogliendomi con un mezzo sorriso e mettendomi a mio agio facendomi accomodare nella poltrona e avvicinandosi a me. iniziai con le scuse dicendo che mi vergognavo come un verme per come mi ero comportato in precedenza. io parlavo e lei ascoltava accostandosi a me e posizionandomi in piedi al mio fianco. la sua mano era appoggiata dietro la mia testa e sentivo le sue dita sfiorarmi i capelli. non capivo! ero ancora più confuso. tutto mi sembrava così strano e quella giornata rischiava di diventare il mio incubo peggiore. ancora le narici assaporavano la dolcezza di quel profumo mentre la sua gamba sfiorava la mia mano la quale era innocentemente appoggiata sul bordo della poltrona. sentivo il delicato tessuto della sua gonna insieme al calore della sua gamba e di seguito la sua mano si posò sulla mia spalla costringendomi a ruotare la testa verso di lei. il cuore riprese a pulsare a ritmo forsennato e le parole che prima uscivano fluentemente dalla mia bocca ora erano strozzate in gola. lei sorrideva maliziosamente e tormentava i miei capelli con le sue dita che creavano ciuffi nei miei capelli ed annebbiavano le mie idee. il foulard la rendeva tremendamente femminile e le sue labbra perfettamente ornate da un lucente rossetto lasciavano nei miei occhi tutte le situazioni più peccaminose che si potessero immaginare in quel frangente. la mia mano risalì lungo le sue gambe fino ad arrivare a contatto con le mutandine. lei si mordicchiò le labbra chiudendo gli occhi facendomi capire che in quel momento quel contatto suscitava in lei grande eccitazione. insistetti sul suo perizoma intuendo l'umore della sua passerina che oramai inzuppava la mia mano. infilai il dito medio tra le grandi labbra ottenendo in cambio un mugolio di piacere ed un movimento del suo corpo che permetteva sempre più la penetrazione delle mie dita che ormai erano diventate due all'interno della sua passerina. sollevai con decisione la gonna mentre lei tenendo la sua mano dietro la mia nuca indirizzava il mio viso nella direzione delle sue grandi labbra. sfilai la mutandina ed infilai la lingua in quell'oceano di perdizione tenendo ben stretto le sue natiche accarezzandole a dovere e non trascurando nessun centimetro di quella parte del suo corpo. mi sollevai in piedi, sfilai il foulard dal collo posizionandolo sui suoi occhi rendendola cieca a tutto quello che da lì in seguito sarebbe capitato all'interno di quell'ufficio.
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Commenti
Scherzo, molto avvincente.
A proposito, hai un recapito della signora?
Saluti. Simone
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